Alcuni genitori rifiutano di vaccinare i loro bambini: questo comportamento è in aumento nei paesi occidentali.
E’ ovvio che questa decisione viene presa con l’idea di fare il meglio per i propri figli, e in questo senso va rispettata: d’altronde la Costituzione impedisce di “costringere” a una pratica sanitaria che non si condivide.
Tuttavia va anche detto che al di là di allarmi ingiustificati e di paure più o meno fomentate dalla stampa, a oggi tutte le ricerche scientifiche chiariscono che i vaccini, anche nei paesi occidentali, danno molti più vantaggi che rischi. Paradossalmente proprio il fatto che i vaccini funzionano e abbattono le malattie fa dimenticare la gravità delle malattie stesse e sottovalutare i rischi. Nel 1967-68 quando venne introdotto il vaccino polio, in Italia avevamo migliaia di paralisi l’anno: eppure i livelli igienici e di alimentazione erano già moderni. Ma queste malattie non sono battute per sempre: se non si vaccina, fatalmente ritorneranno. Si può calcolare per ogni vaccino la percentuale di vaccinati sotto alla quale la malattia rischia di riesplodere, e per alcune siamo oramai vicini alla soglia.
Chi non vaccina i suoi figli espone a rischio non solo loro, ma anche gli altri, specie quelli che non possono vaccinarsi per vari motivi (bambini ancora troppo piccoli, bambini con malattie particolari o con gravi deficit immunitari). Per questo in alcuni stati viene proibito ai bambini non vaccinati di frequentare la scuola pubblica.
Non vaccinare perciò è una grave responsabilità. Nel nostro ambulatorio dopo aver affrontato il discorso e cercato di rispondere ad ogni domanda, chiediamo a chi rifiuta le vaccinazioni di sottoscrivere un documento in cui si assume ogni responsabilità legale di quello che può avvenire. Ai suoi figli e a quelli degli altri.
Questo è un link a un documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’argomento